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Paid Social5 min

I Facebook dark post richiedono un approccio diverso dai post pubblici

I dark post (post della Pagina non pubblicati) sono progettati per la distribuzione mirata, non per la visibilità pubblica. Questo cambia il funzionamento della social proof, il ruolo dei commenti e spiega perché le logiche classiche del social media marketing falliscono negli account ad alto volume.

La maggior parte delle “best practice” sui social media parte da un presupposto implicito:
un post vive sulla Pagina ed è consultabile anche in seguito.

Nel paid social, questo presupposto non regge.

Una parte significativa della delivery pubblicitaria su Meta avviene tramite dark post (noti anche come post della Pagina non pubblicati): annunci che non compaiono nella timeline pubblica della Pagina, ma vengono mostrati esclusivamente tramite targeting di audience.[^1] Nel feed appaiono come post normali, ma dal punto di vista operativo funzionano in modo diverso.

INSIGHT

Un dark post non è “un post promosso”. È un asset pubblicitario con un thread di commenti allegato, ottimizzato per il targeting, non per il feed pubblico.

I principali tipi di post con cui lavorano i marketer (e perché è importante)

Un modello mentale semplice:

1) Post pubblici (organici)

  • Visibili sulla Pagina.
  • Consultabili nel tempo.
  • Un unico thread di commenti che accumula contesto.

2) Post sponsorizzati (boosted post)

  • Un post pubblico esistente riceve distribuzione a pagamento.
  • Rimane una pubblicità, ma con contesto pubblico e thread già esistente.[^2]

3) Annunci creati da Ads Manager

A livello di annuncio è possibile:

  • usare un post esistente, oppure
  • creare un annuncio, che in genere genera un nuovo oggetto post.[^3]

4) Dark post (post non pubblicati)

  • Creati specificamente per la delivery pubblicitaria.
  • Non visibili sulla Pagina.
  • Spesso esistono solo come unità di distribuzione.[^1]

Per questo “lo abbiamo pubblicato” e “lo abbiamo attivato come annuncio” non sono la stessa cosa.

Perché le logiche classiche non funzionano con i dark post

1) Non esiste un contesto pubblico che supporti la fiducia

Con i post pubblici, gli utenti possono:

  • visitare la Pagina,
  • vedere lo storico,
  • valutare la coerenza del brand.

Con i dark post, l’utente valuta una singola unità nel feed: creativa + copy + CTA + thread di commenti sottostante.

Se il thread è vuoto o confuso, la sfiducia emerge proprio nel momento decisionale, senza che il contesto della Pagina possa compensare.

INSIGHT

Nei dark post, il thread di commenti è parte integrante dell’annuncio, non un extra opzionale.

2) La social proof si frammenta su più post paralleli

Gli account ad alto volume lanciano molte inserzioni simili ma tecnicamente separate.

Risultato:

  • like e commenti distribuiti su thread diversi,
  • la social proof non si accumula naturalmente,
  • spesso non esiste un “post di riferimento” unico.

Ecco perché la scelta tra “usare un post esistente” e “creare un annuncio” è operativamente critica.

3) Il community management non si applica direttamente

Il community management presuppone:

  • post pubblici,
  • un’audience che segue il brand,
  • conversazioni che evolvono nel tempo,
  • supporto e moderazione come obiettivo principale.

I dark post presuppongono invece:

  • distribuzione mirata,
  • alto turnover creativo,
  • decisioni rapide,
  • il thread come contesto di conversione.

Questo non significa ignorare i commenti.
Significa svolgere un lavoro diverso:

  • portare chiarezza,
  • ridurre attrito,
  • mantenere pulito il percorso di clic,
  • evitare che la confusione resti in cima al thread.

Cosa fare in modo diverso (playbook pratico)

1) Trattare i dark post come inventario, non come contenuto

Serve disciplina operativa:

  • tracciamento dei post ID / promoted post ID,
  • mapping corretto di mercato, lingua e landing page,
  • logging di dove e come vengono distribuiti.

Ciò che non è auditabile non scala.

2) Standardizzare il “primo commento” come componente dell’annuncio

Un buon primo commento deve:

  • confermare la legittimità (presenza del brand),
  • rimuovere un dubbio chiave (trial, prezzo, spedizione),
  • offrire un next step chiaro (link corretto, mercato corretto).

Meglio corto. Due righe battono un paragrafo.

INSIGHT

Nel paid social, la coerenza batte la creatività nei commenti. Le creative possono variare. La correttezza no.

3) Usare regole e guardrail, non la memoria umana

Su larga scala, gli errori più costosi sono quelli di base:

  • lingua sbagliata,
  • mercato sbagliato,
  • landing page sbagliata,
  • struttura UTM errata.

Un sistema basato su regole (mercato/lingua → template/link) previene errori che erodono la fiducia in modo silenzioso.

4) Misurare l’“igiene del thread” come variabile di performance

Non misurare l’attività. Misura l’impatto:

  • delta di CTR/CVR/CPA su coorti comparabili,
  • clic sui link nei commenti (con UTMs),
  • domande ricorrenti che segnalano mancanza di chiarezza.

Se il CTR aumenta ma il CVR cala, non è una vittoria. È solo traffico peggiore.

Bottom line

I dark post (post non pubblicati) sono progettati per la distribuzione mirata, non per la visibilità pubblica.[^1]
Questo cambia tutto:

  • la social proof si frammenta,
  • il thread diventa parte dell’annuncio,
  • le logiche social classiche smettono di funzionare negli account ad alto volume.

Se gestisci molte campagne Meta, tratta i commenti dei dark post come infrastruttura: pattern ripetibili, link corretti per mercato e lingua, auditabilità completa.

TAKEAWAYS
01
Non tutti i “post” sono uguali: organici, sponsorizzati, annunci da post esistenti e dark post si comportano in modo diverso.
02
I dark post sono asset pubblicitari, non contenuti della Pagina.
03
La social proof si frammenta senza un riutilizzo intenzionale degli oggetti post.
04
Standardizza un pattern di primo commento e lavora con regole, non improvvisazione.
05
Misura l’impatto con CTR/CVR/CPA, non con il volume di commenti.

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